Forma

Nelle opere di Bruno Fustini i volumi sono spesso appiattiti e ingabbiati da un tratto di contorno che richiama l’arte tribale africana, soprattutto nella definizione scolpita e nella rugosità spinta di alcuni volti. La terza dimensione è dunque da ricercarsi nelle pieghe di tali espressioni, che mantengono tuttavia la prevalenza del segno grafico.


Colore

Nella fusione fra segno e colore che caratterizza le tele dell’artista dall’inizio degli anni ’90, i colori vivi e talvota violenti, associati ai corpi spigolosi, ai contorni marcati, ai contrasti arditi, sono il richiamo attuale ai grandi movimenti che avevano scosso l’inizio del Novecento. Dal bestiale impeto dei Fauves, alla forza espressiva della secessione austriaca e tedesca. Dalla scomposizione delle linee di Cèzanne, Picasso e Braque alle figure inquiete di Kirchner, Schiele e Munch, dalle geometrie decorative di Klimt a quelle sofisticate e grafiche di Klee e Kandinskij. Non per caso i colori accesi delle tele di questi pittori sono anche i colori della pubblicità che per un secolo sceglie di puntare sul cromatismo, sul contrasto, sulla cromaticità.


Tematiche

Queste sono legate alla vita dell’artista. Intanto la città in cui lavora, Bologna, raffigurata con architetture distorte, squisitamente grafica e cromaticamente oscillante fra una visione più cupa e una più vivace, fra la sua natura medievale e quella più sfacciatamente pop. Vi sono poi attrici, uomini famosi, eventi di attualità, richiami alla storia e alla religione, profili anonimi, visi assenti o spigliati, volti in posa o pensanti, paesaggi onirici o reali, oggetti curiosi o di tutti i giorni.


Materia

La ricerca e la scelta del materiale su cui lavorare e la sua dimensione sono parte integrante dell’opera pittorica. La tela, il cartone, la juta, un’anta di legno, un ritaglio di moquette, un foglio di calendario, perfino un pezzo di carta divengono il supporto ideale per creare testimonianze grafiche e coloristiche.